Voci dal passato: "Un pensiero che si fa sentire al cuore"

Lettera di una caronella del 1907 al marito in America. La dura vita di una volta riassunta in quattro pagine cariche di emozioni.



Carona, 7 luglio 1907.

Un mattino come potrebbe essere questo di oggi: con il pizzo Vacca a guardare le nostre vite e assorbire i nostri pensieri e sentimenti, e poi farsi grande, davanti a noi. C'erano meno boschi a Carona, centoquattordici anni fa
Il pizzo Vacca riusciva a vedere e sentire meglio le vite dei caronelli di quel tempo.

Una donna si dev'essere svegliata all'alba anche quella mattina. Stanca e sola, con molte preoccupazioni nel cuore: due figli piccoli da sfamare e un marito lontano. Troppo lontano.
Che peso deve aver avuto il cuore di Pasquina, quanta paura di non riuscire a farcela. Rivolgo lo sguardo al pizzo Vacca e provo a lasciarmi guidare dall'intuito per riuscire a sentire il suo racconto. 

Posso immaginarla, la povera Pasquina, indaffarata a preparare la colazione per i suoi piccolini ancora addormentati nel lettone. Non un vizio, come potrebbe essere oggi, una necessità: era l'unico letto di casa. Fuori dalla porta deve aver sentito dei passi concitati, poi il bussare insistente di un piccolo pugno. Aperta la porta si sarà ritrovata davanti un ragazzino affannato, con un grande sorriso e una busta sgualcita tra le mani.

Quante emozioni deve aver provato nel vedere quella busta. Chissà se sapeva leggere e se l'ha letta tutta d'un fiato o se è corsa da qualcuno in paese in grado di farlo per lei. In quella busta c'erano anche dei soldi, quindi le parole che li accompagnavano portavano la buona salute del marito, in America a lavorare, probabilmente insieme ad altri caronelli di quel tempo.

Che sollievo vedere quella lettera, e che boccata d'aria quei soldi, tanto necessari e utili in quel momento di difficoltà. Chissà cosa raccontava, quali parole di conforto e raccomandazioni scriveva il marito a quella donna che soffriva di fame e malinconia senza il suo uomo.

Quelle parole, che hanno potuto attraversare l'oceano, purtroppo non sono riuscite ad attraversare il tempo. Forse consumate negli anni da occhi pieni di lacrime ricolme di speranza. Una speranza che forse non ha avuto un lieto fine, perché la storia che mi è stata raccontata dagli eredi di Pasquina, parla di una bisnonna morta prematuramente lasciando sola un bambina, perché il fratellino era ormai già morto in seguito alla morsicatura di un asino.

Quanta pena, Pasquina. Chissà se tuo marito è tornato in tempo per riuscire ad abbracciare te e quel vostro figliolo prima di perdervi per sempre, e chissà se tu te ne sei andata proprio a causa del dolore e della sofferenza delle prove cui ti ha sottoposta la vita. Vorrei poterti dare un lieto fine, io, che vivo nel tuo paese ma nel mio tempo, vorrei riscrivere la tua storia raccontando del grande ritorno a Carona del tuo uomo e dell'infinito abbraccio che potrebbe aver dato quel "tata" ai suoi figli e alla sua moglie devota.

Ma è una storia che non conosco. L'unica cosa che ho fra le mani è la tua risposta a quella lettera. Non posso che ringraziarti per il carico di sentimenti ed emozioni che hai lasciato in quest'inchiostro. Credo sia importante trascriverlo e condividerlo come testimonianza di quello che è stato in passato. Quanta emozione ho provato nel leggere quelle poche righe... forse solo un decimo di quello che può aver sentito tuo marito quando le ha lette. Non dev'essere stato facile per te riassumere tanta vita in sole quattro pagine.

Strano che proprio nell'anno del centesimo anniversario della chiesa di Carona giunga a noi questa tua voce. Mi piace pensare a una tua richiesta affinché il ricordo della tua storia possa in qualche modo andare avanti: noi, qui a festeggiare quella chiesa di cui tu hai visto l'inizio della costruzione, testimone di battaglie e dispute tra i caronelli di Porta e quelli di Fiume Nero, figli della stessa terra ma nemici come Caino e Abele, intenti a cercar motivo di lite anche sul luogo in cui doveva sorgere la nuova chiesa.

Grazie Pasquina, che tu possa riposare in pace, finalmente insieme ai tuoi cari.

(Ammetto di aver modificato punteggiatura e parti della lettera per rendere la lettura più fluida e comprensibile ai nostri occhi viziati da schermi e parole stampate, e consiglio alle anime sensibili di leggerla ad alta voce con fazzoletto di carta alla mano, perché io mi commuovo ogni volta che la leggo)

Carona li 8 luglio 1907

Carissimo Marito

Ecco il riscontro della cara e desiderata lettera che ho spettato tanto, oh, quanta consolazione ho trovato nel mio cuore ieri a ricevere la tua lettera, e nel medesimo (tempo) rilevare la tua buona salute, come al presente è di noi tutti, e non mi resta che ringraziarti dei soldi che mi hai mandato, perché
mi trovo proprio qui senza una palanca* e appena riverà la tua prossima lettera, ti scriverò ancora e ti spiegherò cosa ho tenuto per la casa.

Dunque, di fieno ne ho fatto. Ne ho fatto alle Foppe di prima e non ne ho spendito nemmeno un centesimo perché ho cambiato col Vittorio e il campo della Tigiola ce l'ho ancora perché mi rincresce a lasciarlo andare.

Dunque, ieri hanno incominciato a portare la sabbia per fare la chiesa nuova, ma il più che mi rincresce è che non c'è l'unione. Questi qui la vogliono farla ancora al posto di prima e i altri e poi anche il Vescovo hanno assegnato di farla alle croci, per andare a Porta, e per comodarsi tutti sarà impossibile, altro che abbassarsi qualche d'uno. Dunque l'altro giorno il nostro prete ha voluto l'indirizzo di tutti i uomini che sono per il mondo, che vuole scrivere a tutti una parola di bene, e se a caso ti scrive, fammelo sapere che un prete compagno** qui non ce n'è mai stato.

Nel medesimo tempo che scrivo, un pensiero che si fa sentire al cuore, che mi lamento ancora di te, e mi scuserai, perché lo sai che le donne non sono mai contente, ma ho proprio ragione di lamentarmi perché tu non mi fai sapere quando di preciso hai intenzione di abbandonare a merica che tanto desidero di vederti e i nostri figli, oltre che ho la passione di essere così lontano, anche loro continua a domandare "quando viene il tata***" e io ho promesso che vienerà quando al vienerà ancora la neve.

E ti prego di resocontarmi subito subito e di farmelo sapere il mese preciso che vieni a casa. Sia che la fortuna ti ha preservato di tutti i pericoli, altrettanto ti prego di regordarti dei nostri poveri morti e così farò anche io e i nostri figli.

Termino col salutarti tanto di cuore e ricevi una scritta di mano della tua affezionata moglie Pasquina

* mi trovo proprio qui senza una palanca = sono senza un soldo
** un prete compagno = un prete amico, alla buona, uno come noi
*** il tata = il papà

Ringrazio la famiglia Bagini per aver avuto cura di questo piccolo grande tesoro in tutti questi anni ed in particolare Giovanni per averla riportata a galla al momento giusto.

2 commenti

  1. Andreas, ich verstehe nicht warum kann ich nicht deine Emoticons sehen. Aber ich hoffe dass du hast alles verstanden un dass es dir geffallen hat ☺️ danke für lesen!

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